W&H Stories:
Roberto Bonacina
Roberto, da dove nasce la passione per l’elettronica?
Da lontano, da quando alle scuole elementari passavo il tempo a smontare televisori per comprenderne il funzionamento. Alle medie ho avuto il mio primo PC, il Commodore 64: è stato amore a prima vista.
Come possiamo spiegare il tuo lavoro?
Scrivo software, sviluppando gli applicativi per i prodotti e gestendo il sistema operativo. In sostanza, mi occupo di semplificare il lavoro dei miei colleghi, rendendo la scheda operativa più funzionale.
Cosa apprezzi di questa azienda?
«Se hai delle idee o delle proposte, ti permette di realizzarle. Tempo fa, davanti alla macchinetta del caffè, ho suggerito di adottare lo Scrum come metodologia di lavoro nel team Software, ed è stato apprezzato, tanto che oggi è stato implementato in tutto l’R&D».
E nel tempo libero?
Sono un grande appassionato di musica e domotica. Il mio motto si rifà proprio a un cantante: «È un mondo difficile, felicità a momenti». Può sembrare una frase negativa, invece racconta di un bellissimo lavoro, anche se molto complesso.
C’è qualcosa che vorresti dire ai giovani, futuri STEM?
Sì: scegliete il lavoro che vi piace e non lavorerete un giorno nella vostra vita.
Che cosa fa uno sviluppatore software in ambito medicale?
Progetta e realizza applicativi che permettono ai dispositivi di funzionare in modo corretto, sicuro ed efficace.
Lavora a stretto contatto con ingegneri, R&D e qualità per tradurre esigenze tecniche e normative in soluzioni concrete. Il software deve rispettare standard molto rigorosi, perché è parte integrante di dispositivi utilizzati nella pratica clinica. Ma deve permettere a tutti di utilizzarli con facilità.